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venerdì 16 ottobre 2015

IN EQUILIBRIO LUNGO IL CONFINE: Viaggio in Thailandia PARTE 2

La prima settimana si svolge come un rituale nella cosmopolita metropoli che è Bangkok.

Qui ci attendono - ah già che sbadata, con me c'è anche Nadia - giorni di jet lag che scombinano il sonno e la veglia, il tutto condito da varie commissioni da soddisfare che prevedono "gite" nel dondolante battello che solca il Cho Praya - il grande letto di fiume che divide la capitale thailandese - e che ci traghetta come Caronte nel mondo parallelo di China Town, dove un oceano di anime, appiccicate come sardine in scatola, vaga coscientemente tra inattesi vicoli in cui miriadi di formichine operaie dai tratti decisamente cinesi, danno vita al più animato e colorato mercato che abbia mai visto, dove trovi cose che la tua mente può immaginare solo nell'istante in cui le visualizza registrandole nel proprio cervello. Uno spettacolo! Come lo è stato scoprire che il termine thailandese -porn - che si trova in molte insegne di negozi, hotel e affini - abbia il significato non inteso come potremmo immaginare noi occidentali, ma un significato più antico e quasi spirituale di " benedizione ".

E la "gita" prosegue tra lunghe camminate al mercato di Chatuchak e attesa di autobus sfreccianti in cui si sale pressoché al volo e che se hai fortuna trovi gratis...sì sì proprio gratis...perché più che su di un autobus, sembra di entrare a bordo di una carcassa ferrosa e arrugginita in cui l'aria condizionata altro non è che l'aria esterna che entra dai finestrini abbassati - e vi assicuro che a Bangkok fa caldo, molto caldo.

Percorrendo labirinti di vie e viuzze, ci si imbatte in amici felini più o meno segnati dal tempo e dalle lotte territoriali, che stanno lì quasi a indicare il tragitto da compiere, fino a sbucare in Kaosan Road zona economicamente chipper e del "popolo con lo zaino in spalla". Qui ci si immerge nella gioventù più disparata fino alla gioventù più attempata ancora in cerca di qualche avventura, con locali di ogni tipo e musica a palla.

Stipate in fila indiana e in spazi ristretti, bancarelle di tessile, cianfrusaglie, bigiotteria, pietre, gadget per tutti i gusti e tutte le età e tanto altro ancora... oltre a baracchini su ruote in cui pignatte di riso, zuppa, spiedini di carne, palline di pesce, e frutta di ogni tipo lasciano la scia al loro passare. Insomma un mondo notturno questo in cui sembra di essere in una metropoli occidentale più che in oriente ma solo per la netta maggioranza di stranieri o farang - il nome che ci appioppano i thailandesi e che pronunciano con tipico accento orientale senza la <r> : "falang"

Mescolate in questo alveare di commercio, si scorgono le donne akha - gruppo etnico proveniente dalle montagne dalla Cina ( Yunnan) e dal Tibet e che ad oggi si trova dislocato in Cina, Birmania, Laos, Thailandia e in minoranza anche in Vietnam - che abbigliate con i loro costumi tradizionali girovagano di tavolo in tavolo nella speranza di vendere i loro tipici cappelli o delle rane artigianali in legno che emettono il verso della stessa sfregandole con un pezzetto di legno, bracciali e altre chincaglierie. Donne che, spossate dopo ore ed ore di tentativi, di velate "prese in giro" dei turisti e collezioni copiose di "no", le vedi sedersi in qualche gradino per riposare le gambe appesantite.

Ma non sono le sole a sopravvivere in questa giungla umana, o dis-umana; in questa città multietnica si trovano anche i birmani - di cui la maggioranza viene sfruttata, sottopagata e raramente rispettata ma, a mio vedere, il popolo più dignitoso e sorridente che abbia mai incontrato.

Altre foto del mio viaggio...



Per leggere la prima parte di questo viaggio... clicca qui

Ma  il mio viaggio non è ancora finito.... la terza parte è in arrivo..



A cura di C.L.


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